Cos’è un ritratto psicologico?

Questo tipo di ritratto è solo uno dei tanti modi che ci sono nella fotografia per fotografare una certa persona. Non un ritratto qualsiasi può essere definito psicologico.

Cosa intendiamo esprimere con questo tipo di ritratto?

Oltre a fare una rappresentazione fisica, nel ritratto psicologico cerchiamo di riflettere il carattere della persona ritratta, di catturare l’intero panorama delle sue emozioni in frazioni di secondo o di riuscire a capire la personalità del soggetto fotografato in un’unica immagine.

Le radici del ritratto psicologico affondano nell’arte plastica e nella pittura, dove oltre alla somiglianza corporale e fisionomica il pittore doveva trovare un vero modo per far catturare l’aria, o addirittura l'”anima” della modella, ma che riflettesse allo stesso tempo un tocco del tempo e della società in cui la persona ritratta viveva.

Tra i maestri del ritratto pittorico psicologico potremmo citare Van Dyck, Rembrandt o Velázquez.

Pintor: Anton van Dyck

Pittore: Anton van Dyck

Fotografo ritrattista

Essere un fotografo di ritratti psicologici non è un compito facile. Il fotografo ritrattista deve sapere rilassare la persona ritratta in modo che quest’ultima sia in grado di ottenere il meglio di sé davanti alla macchina fotografica. Qui sta il talento del fotografo ritrattista che, oltre a sapere gestire la tecnica fotografica, deve essere un buon psicologo e un valido interlocutore.

In questo tipo di lavoro il fotografo deve prima di tutto sapere prendere l’iniziativa, sapere perfettamente cosa sta cercando e come può ottenerlo. Per questo motivo esistono tecniche speciali che ci permettono di raggiungere il nostro obiettivo.

Uno dei modi migliori per imparare a fare ritratti psicologici è sapere come hanno lavorato i grandi maestri di questo genere. Tra i suggerimenti che seguono abbiamo cercato di sintetizzare i modi di ritrarre Richard Avedon, Irving Penn, Robert Mapplethorpe, Sarah Moon, Anton Corbijn, Paolo Roversi e altri fotografi. Attraverso la nostra analisi cerchiamo di riassumere in diversi punti ciò che cercavano e quali strumenti avevano per trovarlo.

Suggerimenti

Perché e per cosa?

  • Prima di prendere in mano la macchina fotografica dobbiamo porci una domanda e sapere come rispondere. Perché e per cosa lo facciamo? Se conoscete la risposta, metà del lavoro è già fatto. Almeno questo sarà il vostro motore per andare avanti.

In cerca di empatia

  • L’obiettivo principale del fotografo ritrattista psicologico è quello di trovare o addirittura creare nella fotografia un’espressione che colpisca voi e poi lo spettatore. Vi assicuro che non basta rappresentare solo la bellezza esterna del fotografato. Occorre trovare qualcosa che risvegli nello spettatore una profonda empatia (o anche un forte rifiuto) che lo stupisca in qualche modo e lo inviti ad inserirsi e a vivere all’interno dell’immagine contemplata. Ci deve essere un CONTATTO sia tra il fotografo e il ritratto, sia tra l’immagine finita e lo spettatore.
Foto: Richard Avedon

Foto: Richard Avedon

 

Foto: Richard Avedon

Foto: Richard Avedon

 

Emozione chiave

  • La cosa più importante è porsi costantemente la domanda: cosa sta esprimendo il mio modello in questo momento? Che emozione sto catturando nel mio lavoro? Se non c’è emozione, non c’è contatto e non c’è empatia tra la foto e lo spettatore, la foto non funziona.
Foto: Richard Avedon

Foto: Richard Avedon

 

Foto: Richard Avedon

Foto: Richard Avedon

 

Elementi del viso

  • Sul viso della modella tutti gli elementi devono funzionare: occhi, labbra, sopracciglia. Il movimento delle labbra deve confermare ciò che gli occhi esprimono. E se gli occhi sono chiusi, tutta l’attenzione è concentrata sulle labbra che devono “contare” l’emozione espressa.
Foto: Anton Corbijn

Foto: Anton Corbijn

 

Foto: Irving Penn

Foto: Irving Penn

 

Foto: Richard Avedon

Foto: Richard Avedon

 

Foto: Richard Avedon

Foto: Richard Avedon

 

Foto: Richard Avedon

Foto: Richard Avedon

 

Sorpresa

  • Cercate qualcosa che sorprenda, nel volto, in un gesto, nella postura del corpo. Come dice Richard Avedon nel documentario “Buio e luce”: cerco sempre le contraddizioni nei volti delle persone che ritraggo.
Foto: Irving Penn

Foto: Irving Penn

Foto: Irving Penn

Foto: Irving Penn

 

Foto: Anton Corbijn

Foto: Anton Corbijn

 

Foto: Richard Avedon

Foto: Richard Avedon

 

Foto: Richard Avedon

Foto: Richard Avedon

Vivere

  • Non fate posare i modelli, ma fateli vivere all’interno della cornice. Ricordate, solo le modelle professioniste sanno posare in modo naturale. Gli altri, in posa, tendono a sembrare molto ridicoli. Dobbiamo sempre tenere a mente che lo spettatore deve sentire che qualcosa sta accadendo nella foto, e questo si riflette nell’espressione del volto e del corpo della persona ritratta. È solo attraverso un’azione che nasce una relazione; solo così si può risvegliare la reazione dello spettatore.
Foto: Richard Avedon

Foto: Richard Avedon

 

Foto: Lillian Bassman

Foto: Lillian Bassman

 

Foto: Paolo Roversi

Foto: Paolo Roversi

 

Lavoro del modello

  • Essere ritratti è un lavoro duro e la persona che sta davanti alla macchina fotografica deve saperlo e deve collaborare. Nel processo di creazione del ritratto psicologico, non solo uno (il fotografo) lavora, ma entrambi.
Foto: Irving Penn

Foto: Irving Penn

Foto: Irving Penn

 

Foto: Richard Avedon

Foto: Richard Avedon

 

Movimento

  • Creare all’interno dell’immagine il movimento delle linee e della luce. Evitare di posizionare le finestre in modo simmetrico, alternando luce e ombra creando il ritmo della luce. In questo caso è molto utile lo schema di illuminazione chiamato da Leonardo che deriva dal quadro classico: la luce sul buio e il buio sulla luce, molto utilizzato anche da Irving Penn. Anche questa luce è chiamata diagonale. Come si crea questo tipo di illuminazione? Si mette la luce principale sul lato o semilaterale per il modello e un’altra luce in direzione opposta per lo sfondo, creando una sfumatura chiaro-scuro sullo sfondo. Così la parte illuminata del viso e del corpo della modella esce sullo sfondo scuro e non illuminato e la parte non illuminata della modella esce sullo sfondo chiaro.
Foto: Irving Penn

Foto: Irving Penn

 

Foto: Irving Penn

Foto: Irving Penn

 

Foto: Irving Penn

Foto: Irving Penn

 

Accessori

  • Sapere cosa si cerca e si vuole ottenere dal modello, evidenziandolo con i mezzi fotografici (posizione della testa, postura del corpo, gesto, schema di illuminazione adeguato, uso di qualche accessorio come occhiali, cappello, sciarpa ecc.) Se guardiamo i ritratti di Irving Penn, egli usava molto spesso i diversi oggetti nelle sue foto: occhiali, cappelli diversi e persino un vecchio tappeto che ha trovato nel suo studio. Poiché ha usato sfondi grigi in molte occasioni ha usato dettagli neri per separare la figura dal modello sullo sfondo.
Foto: Irving Penn

Foto: Irving Penn

 

Foto: Irving Penn

Foto: Irving Penn

 

Foto: Irving Penn

Foto: Irving Penn

 

Foto: Robert Mapplethorpe

Foto: Robert Mapplethorpe

 

Foto: Robert Mapplethorpe

Foto: Robert Mapplethorpe

 

Semplicità

  • Tutto ciò che non serve alla foto viene eliminato. Lasciamo solo l’essenziale. Durante la sessione non pensate alle regole e a ciò che gli altri hanno già fatto, cercate ciò che è importante per voi nel ritratto così come nella vita in generale. Tutto sommato, il ritrattista non parla solo della persona ritratta, ma rivela anche la propria personalità. Come diceva il famoso Dick Avedon: “I miei ritratti riguardano più me che le persone che fotografo”.
Foto: Richard Avedon

Foto: Richard Avedon

 

Praticare!

 

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